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2009 set 29
Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

Gli allevatori responsabili danno i gattini alle loro nuove famiglie verso le 12 settimane. Alcuni indicano come buona norma anche le 10 settimane, e anche se personalmente non ritengo che questo sia la cosa migliore, è comunque un range accettabile.
Un gattino di età inferiore alle 10 settimane non è completamente svezzato e socializzato, e mentre si tende a pensare che “più giovane è, meglio è” e che un gattino più grande non sarà capace di creare legami con la famiglia, in realtà questo non è affatto vero. I gatti non sono animali di branco e sono in grado di stringere legami con gli essere umani a tutte le età, anche da vecchi.
Quello che invece è vero è che un gattino, separato troppo precocemente dalla madre e dai fratelli, può non imparare a stringere legami in maniera appropriata. Le settimane tra la sesta e la dodicesima sono un periodo molto importante per lo sviluppo mentale ed emozionatale del gattino. E’ durante questo periodo che il gattino impara il “linguaggio felino” (il linguaggio corporeo usato dagli altri gatti), impara a socializzare in maniera appropriate con la madre e I fratelli, impara ad aver fiducia negli umani, e sviluppano la capacità di fare fronte al mondo esterno con le loro forze. All’età di 12 settimane, il legame mamma gatta-gattini sta cominciando a venire meno in maniera naturale. Un gattino separato dalla madre e dai fratellini prima di questo processo sia concluso potrà avere per tutta la vita problemi nell’interazione con gli altri gatti; potrà non essere mai in grado di stringere legami affettivi normali con gli umani, potrà essere pauroso, sfuggente o timido e sviluppare attaccamenti inappropriati a cose ed oggetti. Infatti, i gattini separati dalla mamma e dai fratellini troppo presto possono diventare dei”mangiatori di lana”, cioè succhiano o masticano cose come il vostro collo, maglioni, coperte, ecc.. A volte i gattini che non sono stati abbastanza con la mamma sono assolutamente insicuri e diventano gatti paurosi che stanno quasi sempre nascosti, inoltre se è mancato loro il necessario periodo di gioco con I fratelli possono sviluppare problemi comportamentali come aggressività e difficoltà di apprendimento.

Molti gattini, lasciati crescere nella maniera normale, raggiungeranno lo svezzamento completo fra le 10 e le 12 settimane di età. Molti allevatori iniziano lo svezzamento introducendo nell’alimentazione dei gattini del cibo solido qualche volta, tra le 4 e le 5 settimane di età, e I gattini gradualmente sostituiscono il latte materno con cibi solidi. Comunque, lo svezzamento è un processo, non un singolo evento, i gattini continuano continueranno a puppare e mangiare cibo insieme fino a che non smetteranno di succhiare da soli o fino a che la loro madre inizi ad essere stanca di allattarli e smetta di nutrirli. La migliore soluzione per la loro salute fisica e mentale è lasciare che il processo faccia il suo naturale decorso.
Ancora più importante, il periodo dalla sesta alla dodicesima settimana, è un periodo critico per la salute del gattino, infatti, è il periodo in cui il sistema immunitario si sta liberando degli anticorpi materni ricevuti durante l’allattamento per passare all’immunità data dagli anticorpi vaccinali. Anche questo è un processo e non può avvenire nello spazio di un giorno. Questo periodo può essere un grosso stress per il sistema immunitario immaturo del gattino. Un gattino che sia sottoposto in più anche allo stress di essere portato via da un ambiente familiare, dalla mamma e dai suoi fratellini può anche essere più facilmente suscettibile a infezioni delle prime vie respiratorie o problemi del tratto digestivo, in particolare diarrea.
Certamente vorrete che il vostro gattino sappia nutrirsi correttamente e che sappia usare la lettiera, quando lo portate a casa, ma il vostro gattino dovrebbe essere anche indipendente dalla sua mamma, ben socializzato e avere un sistema immunitario forte e funzionante. Il gattino sarà pronto per la sua nuova casa, sia fisicamente che psicologicamente quando tutti i processi sopra descritti si saranno compiuti in modo naturale, e questo avviene appunto intorno alle 12 settimane.

Dr.ssa Francesca Serena: Specialista in malattie degli Animali d’Affezione e Medicina Comportamentale del cane e del gatto.


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

“Il più piccolo dei piccoli felini è già lui stesso un vero capolavoro”.
Così scriveva Leonardo da Vinci a proposito del gatto.
Agile, scattante, determinato ed allo stesso tempo affettuoso, estroverso e compagno di vita quotidiana, il gatto allieta con la sua presenza l’ambiente domestico.
L’arrivo di un nuovo amico a quattro zampe rappresenta per molte persone una curiosa novità.
Cercherò, in modo semplice ed esaustivo, di fornire alcuni consigli relativi all’introduzione in casa di un gattino.

Un allevatore serio e scrupoloso difficilmente cederà il cucciolo prima del terzo mese di vita; a questa età il gattino ha già acquisito alcuni comportamenti fondamentali, quali sporcare nella cassettina ed alimentarsi in modo autonomo.
All’arrivo nella nuova casa l’animale sarà nello stesso tempo incuriosito dal nuovo ambiente e disorientato.
Relativamente all’alimentazione è opportuno attenersi alle indicazioni dell’Allevatore: proseguite con il cibo che veniva somministrato in allevamento, in modo tale da evitare bruschi cambiamenti della dieta, responsabili di gravi gastroenteriti. In seguito, con il consiglio del Veterinario di fiducia, sarà possibile variare l’alimentazione purchè il nuovo alimento sia introdotto gradualmente. Consiglio vivamente di acquistare prodotti di buona qualità, rivolti alle diverse fasi di età dell’animale (baby – crescita – adulto – senior).
Un errore spesso frequente è la somministrazione di latte; poiché la composizione del latte felino è differente da quella del latte bovino, quest’ultimo comporta negli animali non abituati a tale alimento, l’insorgenza di gravi gastroenteriti, che rendono l’animale inappetente disturbando il normale processo di accrescimento. E’ necessario mettere a disposizione una ciotola per il cibo ed una per l’acqua, fresca e da cambiare quotidianamente.

Per le esigenze fisiologiche è sufficienze posizionare la cassettina della lettiera in un luogo prestabilito, mettendovi davanti il gattino che memorizzerà il luogo dove recarsi per espletare le proprie necessità. A tre settimane di vita i gattini hanno già acquisito questo comportamento, pertanto l’introduzione nel nuovo ambiente richiede semplicemente di apprendere dove la cassettina è stata posizionata.

Ogni angolo della casa rappresenterà per il gatto un nuovo territorio da esplorare, purtroppo non privo di pericoli: fili elettrici, cavi, oggetti taglienti e piante velenose rappresentano vere e proprie insidie per la salute del gatto.

Per abituare l’animale a rispondere al proprio nome (suggerisco di scegliere un nome corto, facile da pronunciare) sarà sufficiente chiamarlo più volte con il medesimo tono di voce, offrendogli eventualmente una gradita ricompensa. Affinché il gatto possa acquistare completa fiducia nei confronti dei suoi proprietari è fondamentale che sin da cucciolo abbia ripetuti contatti con gli esseri umani, soprattutto se la famiglia che lo adotterà possiede bambini.
E’ sufficiente accarezzare il gattino senza spaventarlo, avvicinandosi con calma e con qualche croccantino per cuccioli come premio.

L’igiene del gatto è una pratica molto semplice, dato che provvede direttamente lui stesso ad una accurata autopulizia. E’ comunque molto importante abituare il vostro Certosino alla spazzolatura, in modo tale da rimuovere il pelo morto e fornire il giusto volume al mantello.
Da vero felino, la crescita delle unghie porterà il nostro amico alla ricerca di divani, tappeti e poltrone per poter limare i propri artigli; pertanto sarà sufficiente acquistare un grattatolo, sia esso di cartone o stoffa. E’ possibile ricorrere al taglio delle unghie limitatamente alla punta, per intenderci, senza interessare la parte rosea, quella in cui decorre il vaso capillare.

Poiché anche i gatti sono amanti del “verde”, lasciate a loro disposizione dell’erba gatta; se dopo aver ingerito l’erba vi accorgete che il gatto ha vomitato, non preoccupatevi, è un fenomeno del tutto fisiologico. Come tutti i gatti, anche il Certosino, leccandosi, ingerisce pelo e può manifestare vomito o stipsi quando le masse di pelo raggiungono determinate dimensioni; è sufficiente somministrare con regolarità dei prodotti “rimuovipelo”, ossia prodotti in pasta da applicare sulla zampa dell’animale, che una volta ingeriti facilitano la dissoluzione del pelo presente nello stomaco, favorendone l’eliminazione attraverso l’intestino.

A questo punto il gattino è a tutti gli effetti un nuovo membro della famiglia e, con una buona dose di coccole e regolari controlli presso il vostro Veterinario di fiducia gli garantirete una vita serena ed in salute !

Dr Andrea P. Colombo
Medico Veterinario


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

EZIOLOGIA

I RETROVIRUS sono RNA virus a singola elica contenenti la trascriptasi inversa, enzima che consente la sintesi di DNA a partire da un modello di RNA. Nel gatto sono stati riconosciuti 5 retrovirus, i più importanti dei quali sono il virus della leucemia felina (FeLV), il virus del sarcoma felino (FSV) e il virus dell’immunodeficienza felina (FIV), i soli che si associano a manifestazioni cliniche significative.

PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELLA LEUCEMIA FELINA

Il virus della LEUCEMIA FELINA è molto labile e viene distrutto in pochi minuti dagli agenti atmosferici. Di conseguenza la via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, principalmente la saliva, sebbene l’infezione possa trasmettersi, seppur raramente, attraverso le ferite da morso e le trasfusioni di sangue. Il contagio può facilmente avvenire tramite il latte materno. Dopo il contagio oronasale, il virus si replica inizialmente a livello delle tonsille e dei tessuti linfoidi locali, poi si distribuisce al sistema linfoide, al midollo osseo, all’epitelio della mucosa intestinale, respiratoria ed alle ghiandole salivare (fase viremica). Questo processo dura 2-4 settimane. Se il virus si localizza a livello di midollo osseo è possibile l’insorgenza di un’infezione latente.
A seguito della risposta all’esposizione al virus, i gatti possono essere inquadrati in una delle seguenti categorie:

1) con viremia persistente (progressione)
2) con viremia transitoria (regressione) – infezione latente
3) con viremia transitoria (regressione) – estinzione dell’infezione.

Esiste poi un quarto gruppo di gatti, composto da animali con abitudini sociali solitarie, che non vengono esposti ad un numero di particelle virali sufficiente a determinare l’infezione; questi soggetti sono non infetti e non immuni e, quindi risultano sensibili all’infezione da FeLV.

Circa il 33% dei gatti esposti al virus sviluppa una viremia persistente e manifesta i segni clinici delle patologie correlate all’infezione che determineranno la morte della maggior parte di questi soggetti entro 3-5 anni dal momento della diagnosi iniziale a causa delle malattie indotte dal virus.
Il restante 66% resiste allo sviluppo della fase viremica persistente, probabilmente per la rapida ed efficace risposta immunitaria umorale che consente di neutralizzare il virus. Nei gatti transitoriamente infetti generalmente l’infezione si risolve in 4-6 settimane dopo l’inoculazione (estinzione dell’infezione).
Il 33% circa dei gatti con viremia transitoria non è in grado di eliminare tutte le cellule infette entro le 4-6 settimane e sviluppa un’infezione latente. In questo caso il virus rimane “nascosto” a livello midollare e può essere “riespresso” (sviluppo di una nuova fase viremica) in seguito a determinati stimoli o trattamenti corticosteroidi. Nei gatti con infezione latente l’infezione si estingue generalmente nell’arco di 3 anni. I soggetti con viremia transitoria non sviluppano le patologie FeLV-correlate.

PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELL’IMMUNODEFICIENZA FELINA

La patogenesi dell’infezine da FIV differisce da quella precedentemente descritta per il FeLV in quanto l’infezione sembra persistere per tutta la vita del paziente. Per questo aspetto il FIV può essere paragonato al virus dell’immunodeficienza dell’uomo (HIV). La trasmissione avviene principalmente attraverso le ferite da morso ed è quindi più frequente tra i gatti maschi che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire da casa; il virus non è caratterizzato da un’elevata contagiosità, quindi la presenza di più gatti nello stesso ambiente domestico non aumenta la probabilità di contagio a condizione che non lottino tra loro.
Dopo 4-5 settimane dall’inoculazione sperimentale si osserva la comparsa di febbre e di una neutropenia persistente per 1-9 settimane. Si rileva inoltre una linfoadenopatia generalizzata che persiste per 2-9 mesi. Questo virus non è un classico “produttore” o “eliminatore” di particelle virali in quanto solitamente provoca la morte della cellula infetta; di conseguenza l’antigene virale circolante, in quantità limitata, non può essere individuato mediante i comuni metodi diagnostici. In molti casi l’infezione da FIV è asintomatica e non si sviluppano forme patologiche FIV correlate letali.

DIAGNOSI DELLA FeLV E DELLA FIV

Per diagnosticare le infezioni da FeLV esistono fondamentalmente 2 tipi di test: quelli che rilevano la viremia cellulo-associata (immunofluorescenza) e quelli che rilevano la viremia siero-associata (Elisa). Quest’ultimo esame può essere eseguito su campioni di liquido lacrimale e saliva. L’esecuzione dell’immunofluorescenza (IFA) è limitata ai centri di ricerca e ad alcuni laboratori, mentre l’Elisa è comunemente effettuata nella maggior parte dei laboratori e a livello ambulatoriale. Il metodo Elisa è circa 100 volte più sensibile dell’IFA e solo raramente dà origine a falsi negativi; inoltre consente una maggiore precocità della diagnosi. Tuttavia fino al 30% dei gatti risultati positivi all’Elisa può non essere viremico, ma presentare un’infezione locale a livello delle ghiandole mammarie o salivari o dei relativi linfonodi regionali. In questi casi è consigliabile eseguire l’Elisa su campioni di liquido lacrimale o di saliva o, meglio ancora, sottoporre il soggetto ad un controllo dopo 6-8 settimane con l’Elisa o con l’IFA. Dopo 4-6 settimane, nei gatti con viremia transitoria, si assiste al fenomeno della sieroconversione, cioè i soggetti divengono FeLV-negativi; di conseguenza, in ogni gatto FeLV-positivo, l’esame andrebbe ripetuto dopo 6-8 settimane. In altre parole, nessun gatto dovrebbe essere soppresso sulla base di una singola positività al test.

Il FIV non produce quantità di particelle virali sufficienti ad essere rilevate nel sangue o in altri fluidi mediante i test immunologici di routine. Per tale motivo, analogamente a quanto avviene nell’uomo per l’infezione da HIV, i test impiegati per diagnosticare l’infezione da FIV sono basati sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus. La sieroconversione si realizza quindi 2-4 settimane dopo l’infezione. La maggior parte dei kit diagnostici in commercio utilizza il metodo Elisa ed è estremamente sensibile: i risultati falsi-negativi sono rari, mentre false positivià possono verificarsi in circa un terzo dei gatti risultati positivi con il metodo ELISA. Le manifestazioni cliniche della sindrome da immunodeficienza acquisita felina comprendono: stomatiti, ascessi, piotorace, enteriti ed infezione delle vie aeree superiori, infezioni da microrganismi opportunisti, quali toxoplasmosi, emobartonellosi, criptococcosi; altre infezioni virali quali la peritonite infettiva felina.

TRATTAMENTO DEL PAZIENTE AFFETTO DA INFEZIONI DA RETROVIRUS

Di fronte ad un paziente con sospetta infezione retrovirale il clinico deve tenere presenti due punti: primo – se il gatto risulta FeLV-positivo con il metodo Elisa è essenziale accertarsi della presenza di una viremia persistente (cioè escludere la transitorietà della viremia) con la ripetizione del test dopo 6-8 settimane mediante metodo Elisa o IFA o eseguendo il test Elisa su campioni di liquido lacrimale o saliva. In questo periodo il gatto viene mantenuto in isolamento (non a contatto con altri gatti). Secondo – il risultato positivo del test anticorpale per il FIV deve essere confermato mediante Western blat, la positività del quale dimostra la persistenza dell’infezione.
Al momento attuale non esiste una terapia in grado di eradicare efficacemente l’infezione. Studi sperimentali hanno consentito di ottenere la temporanea scomparsa del virus, ma l’infezione si ripresenta in seguito alla sospensione del trattamento.

RACCOMANDAZIONI PER IL PROPRIETARIO

Il veterinario deve adoperarsi per mettere al corrente il proprietario sulla possibile evoluzione della patologia. Il cliente, per esempio, deve sapere che l’infezione può decorrere asintomatica e che, nel caso si sviluppino patologie correlate all’infezione da retrovirus, queste possono essere adeguatamente trattate. Il cliente deve essere cosciente del fatto che il proprio gatto costituisce un pericolo per altri soggetti, soprattutto se infetto da FeLV, ed andrebbe quindi isolato. Se il gatto FeLV –positivo asintomatico vive da solo in casa, il proprietario dovrà istituire alcune misure preventive, senza per questo modificare il rapporto intrattenuto con l’animale. Se il gatto vive in casa, ma ha possibilità di uscire all’esterno, è consigliabile isolarlo in casa fino all’avvenuta conferma dello stato viremico dell’infezione da FeLV. Se il gatto vive in appartamento con altri gatti è preferibile isolarlo o, se ciò non è possibile, trasferirlo in un’altra casa. In altre parole, non esistono motivazioni di ordine medico o etico che giustifichino l’eutanasia di un soggetto FeLV o FIV positivo asintomatico, in quanto una certa percentuale di questi gatti può condurre una vita normale e morire in seguito ad eventi non correlati all’infezione retrovirale.

PROFILASSI

L’immunizzazione dei soggetti FeLV e FIV positivi è indicata in quanto essi rappresentano i principali candidati alle infezioni secondarie e opportunistiche. I gatti andrebbero isolati in modo da non avere contatti con altri soggetti. Il proprietario deve segnalare al veterinario qualsiasi segno clinico eventualmente insorto, in modo da trattare precocemente disturbi potenzialmente gravi. Inoltre deve essere in grado di esaminare le gengive (per evidenziare ittero o pallore delle mucose), di palpare i linfonodi e di controllare i caratteri della minzione e della defecazione del soggetto.

TERAPIA DI DISTURBI SPECIFICI

La presenza di un’infezione retrovirale non modifica il protocollo terapeutico di una qualsiasi condizione patologia neoplastica o non neoplastica. In aggiunta è consigliabile istituire un trattamento di sostegno adeguato. I soggetti affetti da linfomi o leucemie vengono sottoposti a chemioterapia e radioterapia. In presenza di un processo infettivo è necessario prelevare un campione da sottoporre ad esame colturale batteriologico e micologico e ad antibiogramma; in questi soggetti si riscontrano infatti con una certa frequenza forme batteriche e micotiche non comuni. Il ritardo nell’istituzione di una terapia antibiotica appropriata può causare un aumento significativo della morbilità e della mortalità.

PROFILASSI DELLE INFEZIONI DA RETROVIRUS

Per la trasmissione dell’infezione da FeLV e da FIV è necessario uno stretto contatto con un soggetto infetto in fase di eliminazione attiva del virus. Nel caso di FeLV è sufficiente un contatto casuale (per esempio toelettatura), mentre per FIV è necessaria la presenza di una ferita penetrante. Di conseguenza è molto improbabile infettarsi in seguito alla permanenza in un appartamento o in un ambulatorio veterinario.
Il controllo delle abitudini del gatto rappresenta l’unica forma di profilassi nei confronti dell’infezione da FIV, in quanto non è attualmente disponibile alcun vaccino. Un gatto che vive in casa e non ha la possibilità di uscire all’esterno non sarà mai soggetto all’infezione da FIV (o da FeLV). Al contrario, sono disponibili vaccini per il FeLV; il veterinario e il proprietario spesso si domandano se vaccinare o meno il gatto per il FeLV. E’ piuttosto facile individuare i soggetti a rischio per l’infezione (animali che coabitano con soggetti FeLV-positivi, gatti che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire); questi soggetti andrebbero vaccinati in quanto il proprietario preferisce conferire al proprio animale una forma di protezione.

In generale si ritiene che:

- non è necessario vaccinare un gatto FeLV-negativo che vive in casa da solo, indipendentemente dal fatto che sia FeLV-positivo o negativo
- non è necessario vaccinare un gatto FeLV-negativo che vive in casa con altri gatti FeLV negativi
- è consigliabile vaccinare un gatto FeLV negativo che vive con uno o più soggetti FeLV positivi
- è consigliabile vaccinare i gatti che vivono all’esterno o che vivono in casa ma hanno la possibilità di uscire.


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

Gli uroliti vescicali e uretrali possono essere spesso palpati per via transaddominale o attraverso il retto; tuttavia,una vescica infiammata, che presenti una parete ispessita, può anche mascherare la presenza di calcoli piccoli. Spesso, per confermare la presenza di uroliti, si rende necessario ricorrere all’ecografia e alle radiografie in bianco e/o con mezzi di contrasto. I calcoli formati da ossalato di calcio o da struvite sono i più radiopachi, mentre quelli costituiti da urati sono relativamente radiotrasparenti e possono richiedere l’impiego di un mezzo di contrasto per giungere alla diagnosi. Gli uroliti di silicati e quelli di cistina presentano una radiopacità intermedia.
I risultati che si ottengono dall’analisi delle urine di gatti affetti da calcolosi spesso indicano la presenza di un processo infiammatorio a carico delle vie urinarie (ematuria, piuria, aumento del numero di cellule epiteliali esfoliate e proteinuria). Il valore di pH dell’urina varia in rapporto al tipo di calcolo e alla presenza o assenza di una concomitante infezione batterica. In generale, i calcoli di struvite si associano ad urine alcaline (specialmente se sono presenti batteri ureasi positivi), quelli di cistina ad urine acide, quelli di urati e di silicati sono contraddistinti da urine a pH tra il neutro e l’acido mentre i calcoli di ossalati conferiscono al liquido un valore di pH variabile. Talvolta può capitare di osservare cristalluria. Sebbene la presenza di cristalli nelle urine possa verificarsi indipendentemente da quella di calcoli e che a loro volta gli uroliti possano essere presenti senza provocare cristalluria, quando essi sono concomitanti la natura dei cristalli urinari è di regola identica a quella del calcolo.
In tutti i casi di urolitiasi è opportuno eseguire un esame batteriologico dell’urina con antibiogramma per giungere ad individuare e a curare in modo corretto qualunque concomitante fenomeno di infezione delle vie urinarie. Qualora si proceda ad una cistotomia, si sottopongono ad esame batteriologico un pezzo di mucosa vescicale e un frammento del calcolo, dal momento che l’urina potrebbe risultare sterile per un precedente trattamento antibiotico ricevuto dall’animale.
Insieme ai risultati delle analisi dell’urina e a quelli forniti dall’esame radiologico, la raccolta dei sintomi denunciati dal paziente può costituire spesso un valido ausilio per determinare la natura degli uroliti; in ogni caso, se si procede alla rimozione chirurgica del calcolo o se questo viene espulso, è opportuno eseguire un’analisi quantitativa dell’urolita.
L’individuazione della sua composizione consentirà infatti di adottare specifiche misure per giungere al dissolvimento dei calcoli ancora in situ e per prevenire la futura riformazione. La valutazione qualitativa dei calcoli, ottenibile anche con metodi rapidi presenti in commercio sotto forma di test, non è consigliabile: poiché queste prove analitiche non sono in grado di individuare i sali acidi di silicio, spesso non riconoscono i calcoli che contengono calcio e forniscono risposte falsamente positive per acido urico in oltre la metà dei casi in cui, in realtà, il calcolo contiene cistina.

2009 set 28
Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

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