2009 set 29
Autore: Gatto Certosino - in: Rassegna Stampa

VIVERE ASSIEME AI NOSTRI GATTI

E’ con il raggiungimento della maturità sessuale, che per le razze a pelo corto, tra cui il Certosino, avviene verso i sei/sette mesi, che il maschio e la femmina sentono il desiderio di accoppiarsi. Quest’istinto del tutto naturale, è influenzato dall’allungarsi delle giornate. Più ore di luce pare inneschino quei processi ormonali che sono all’origine del “calore” o estro nelle gatte. La produzione di feromoni negli animali, come nei nostri felini, durante l’estro segnala la presenza di una gatta disponibile all’accoppiamento e di un maschio maturo.
Per i proprietari dei gatti è a questo punto che sorge il dilemma se programmare una cucciolata oppure sterilizzare il micio. Non prendere una decisione e rimandare per molto tempo una delle due soluzioni significa fare soffrire inutilmente i nostri animali.
Occorre ricordare che lo sviluppo del Certosino ha tempi piuttosto lunghi. Infatti, secondo il Simonet che ha studiato attentamente la razza e la sua selezione, un soggetto completa il suo sviluppo intorno ai 2/3 anni. Quindi, senza aspettare fino a quell’età, è consigliabile non fare accoppiare una gatta prima di un anno, un anno e mezzo. E’ facilissimo accorgersi quando una gatta è nella stagione degli amori: si rotola per terra, manifesta maggiore bisogno d’affetto e talvolta “sporcherà” fuori della lettiera. Il maschio “prescelto” potrà restare con la femmina almeno per tre, cinque giorni, per essere ragionevolmente sicuri che la gatta sia stata fecondata.
La gravidanza di una gatta, dura mediamente 62/65 giorni. Dopo i primi 15/20 giorni dall’accoppiamento si comincia a notare un lieve ingrossamento delle mammelle che appaiono un poco più evidenti ed il capezzolo leggermente arrossato. Fino a quel momento la gatta non cambia abitudini ma può anche accadere di vederla tornare “cucciola” e giocare come se niente fosse cambiato… Se fino a questo momento si è mantenuta la stessa dieta, adesso occorre integrarla con un’alimentazione dedicata alle gatte gravide. I feti crescendo, sottraggono energia alla gatta di cui ha gran bisogno. Appena la gatta sarà entrata nelle ultime due settimane di gravidanza, potrebbe avere bisogno d’aiuto per la sua pulizia. Spazzolatela molto delicatamente sull’addome e controllate che i capezzoli siano liberi da residui di pelo, pulendoli se necessario con un po’ d’olio vegetale. Controllate anche che la zona anale sia pulita, perché spesso il “pancione” non le consente arrivare con la stessa facilità a pulirsi da sola. Eventualmente fatele delle spugnature giornaliere con acqua tiepida.
Osservate con maggiore attenzione la gatta durante l’ultima settimana di gestazione. La micia è più inquieta, cerca un posto in cui dare alla luce i suoi cuccioli. A volte non vuole proprio sentire ragione e vorrebbe, magari una bella cuccia tra i nostri maglioni… Con pazienza, ma fermezza offritele delle alternative. Ad esempio anche una scatola di cartone, in cui possa nascondersi e sentirsi protetta e sicura. Qui gioca un ruolo atavico l’istinto. Infatti, le gatte che vivono libere in natura, scelgono con molta attenzione il luogo dove partorire, perché sono sempre in agguato i maschi adulti. Non è infrequente che questi, una volta trovata la tana, uccidano i cuccioli perché la gatta ritorni in estro ed essi possano, accoppiandosi con lei, assicurarsi di tramandare il loro patrimonio genetico. Alcuni proprietari di Certosini, raccontano che nei giorni precedenti il parto, le gatte si dimostrino molto attaccate a loro e ricerchino più del solito la presenza dell’umano. E’ un segno inequivocabile che il parto è vicino. Cercate d’essere presenti al momento del parto di una primipara. In genere le gatte sanno cosa fare, ma a volte non è così e possono sorgere delle complicazioni.
La gatta si sdraia su di un fianco, inizia ad ansimare, ha delle perdite vaginali, ed a volte fa le fusa. Questa condizione può durare fino ad un massimo di sei ore. Seguono le contrazioni, e le spinte. E’ evidente che la gatta soffre. Se entro 30 minuti il gattino non è nato, contattate il veterinario. Assicuratevi che il vostro veterinario di fiducia sia reperibile al momento del parto. In una situazione normale nascerà il primo gattino in 15-30 minuti avvolto nella sua membrana. Appena nato la gatta lo lecca con vigore per ripulirlo e stimolare la respirazione. Espelle la placenta e la mangia. Taglia con i denti il cordone ombelicale. A volte dopo due o tre gattini, la gatta prenderà un po’ di respiro ma riprenderà poco più tardi il parto. I nuovi nati possono aver bisogno di aiuto per trovare la mammella. Avvicinateli delicatamente all’addome e incoraggiatelo a succhiare il più presto possibile. Una cucciolata media è composta da tre, sei gattini ed il travaglio può durare alcune ore. Se la gatta dà segni di stanchezza sostenetela con un po’ di latte o del suo cibo preferito. Una volta che il parto è finito è bellissimo vedere quanta dedizione metta la gatta nel prendersi cura dei suoi cuccioli!!
Mattetele vicino le due ciotole con il cibo e l’acqua. La gatta è molto riluttante a lasciare i suoi piccolini. Questi, una volta trovato il capezzolo, iniziano a succhiare il primo latte ricco di nutrienti, colostro ed anticorpi che li proteggono dalle infezioni. Se il gattino è irrequieto e piange spesso può significare che il latte non è sufficiente. In questo caso consultate il veterinario. Durante i giorni immediatamente successivi al parto, la gatta ha delle perdite ematiche vaginali, che sono segno dell’assestamento del corpo uterino. I gattini nascono con gli occhi chiusi e le orecchie piegate così che non vedono e non sentono. Dopo sette giorni i micetti aprono gli occhi. La nidiata è ancora vulnerabile e indifesa. I cuccioli si stringono tra di loro per cercare sicurezza e calore. Alcuni veterinari, consigliano di effettuate una prima sverminazione a quindici giorni dalla nascita, e ripetere l’operazione al compimento del primo mese di vita.
Verso le tre settimane iniziano ad uscire dal nido ed a esplorare l’ambiente. Si deve iniziare gradualmente lo svezzamento alternando il latte materno con qualche cibo solido. A 10/12 settimane sono svezzati completamente e pronti a lasciare mamma gatta. Il resto alla prossima puntata…

LUCIA DIAFERIA
ALL. DI SINUS IRIDUM


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

Gli allevatori responsabili danno i gattini alle loro nuove famiglie verso le 12 settimane. Alcuni indicano come buona norma anche le 10 settimane, e anche se personalmente non ritengo che questo sia la cosa migliore, è comunque un range accettabile.
Un gattino di età inferiore alle 10 settimane non è completamente svezzato e socializzato, e mentre si tende a pensare che “più giovane è, meglio è” e che un gattino più grande non sarà capace di creare legami con la famiglia, in realtà questo non è affatto vero. I gatti non sono animali di branco e sono in grado di stringere legami con gli essere umani a tutte le età, anche da vecchi.
Quello che invece è vero è che un gattino, separato troppo precocemente dalla madre e dai fratelli, può non imparare a stringere legami in maniera appropriata. Le settimane tra la sesta e la dodicesima sono un periodo molto importante per lo sviluppo mentale ed emozionatale del gattino. E’ durante questo periodo che il gattino impara il “linguaggio felino” (il linguaggio corporeo usato dagli altri gatti), impara a socializzare in maniera appropriate con la madre e I fratelli, impara ad aver fiducia negli umani, e sviluppano la capacità di fare fronte al mondo esterno con le loro forze. All’età di 12 settimane, il legame mamma gatta-gattini sta cominciando a venire meno in maniera naturale. Un gattino separato dalla madre e dai fratellini prima di questo processo sia concluso potrà avere per tutta la vita problemi nell’interazione con gli altri gatti; potrà non essere mai in grado di stringere legami affettivi normali con gli umani, potrà essere pauroso, sfuggente o timido e sviluppare attaccamenti inappropriati a cose ed oggetti. Infatti, i gattini separati dalla mamma e dai fratellini troppo presto possono diventare dei”mangiatori di lana”, cioè succhiano o masticano cose come il vostro collo, maglioni, coperte, ecc.. A volte i gattini che non sono stati abbastanza con la mamma sono assolutamente insicuri e diventano gatti paurosi che stanno quasi sempre nascosti, inoltre se è mancato loro il necessario periodo di gioco con I fratelli possono sviluppare problemi comportamentali come aggressività e difficoltà di apprendimento.

Molti gattini, lasciati crescere nella maniera normale, raggiungeranno lo svezzamento completo fra le 10 e le 12 settimane di età. Molti allevatori iniziano lo svezzamento introducendo nell’alimentazione dei gattini del cibo solido qualche volta, tra le 4 e le 5 settimane di età, e I gattini gradualmente sostituiscono il latte materno con cibi solidi. Comunque, lo svezzamento è un processo, non un singolo evento, i gattini continuano continueranno a puppare e mangiare cibo insieme fino a che non smetteranno di succhiare da soli o fino a che la loro madre inizi ad essere stanca di allattarli e smetta di nutrirli. La migliore soluzione per la loro salute fisica e mentale è lasciare che il processo faccia il suo naturale decorso.
Ancora più importante, il periodo dalla sesta alla dodicesima settimana, è un periodo critico per la salute del gattino, infatti, è il periodo in cui il sistema immunitario si sta liberando degli anticorpi materni ricevuti durante l’allattamento per passare all’immunità data dagli anticorpi vaccinali. Anche questo è un processo e non può avvenire nello spazio di un giorno. Questo periodo può essere un grosso stress per il sistema immunitario immaturo del gattino. Un gattino che sia sottoposto in più anche allo stress di essere portato via da un ambiente familiare, dalla mamma e dai suoi fratellini può anche essere più facilmente suscettibile a infezioni delle prime vie respiratorie o problemi del tratto digestivo, in particolare diarrea.
Certamente vorrete che il vostro gattino sappia nutrirsi correttamente e che sappia usare la lettiera, quando lo portate a casa, ma il vostro gattino dovrebbe essere anche indipendente dalla sua mamma, ben socializzato e avere un sistema immunitario forte e funzionante. Il gattino sarà pronto per la sua nuova casa, sia fisicamente che psicologicamente quando tutti i processi sopra descritti si saranno compiuti in modo naturale, e questo avviene appunto intorno alle 12 settimane.

Dr.ssa Francesca Serena: Specialista in malattie degli Animali d’Affezione e Medicina Comportamentale del cane e del gatto.


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

“Il più piccolo dei piccoli felini è già lui stesso un vero capolavoro”.
Così scriveva Leonardo da Vinci a proposito del gatto.
Agile, scattante, determinato ed allo stesso tempo affettuoso, estroverso e compagno di vita quotidiana, il gatto allieta con la sua presenza l’ambiente domestico.
L’arrivo di un nuovo amico a quattro zampe rappresenta per molte persone una curiosa novità.
Cercherò, in modo semplice ed esaustivo, di fornire alcuni consigli relativi all’introduzione in casa di un gattino.

Un allevatore serio e scrupoloso difficilmente cederà il cucciolo prima del terzo mese di vita; a questa età il gattino ha già acquisito alcuni comportamenti fondamentali, quali sporcare nella cassettina ed alimentarsi in modo autonomo.
All’arrivo nella nuova casa l’animale sarà nello stesso tempo incuriosito dal nuovo ambiente e disorientato.
Relativamente all’alimentazione è opportuno attenersi alle indicazioni dell’Allevatore: proseguite con il cibo che veniva somministrato in allevamento, in modo tale da evitare bruschi cambiamenti della dieta, responsabili di gravi gastroenteriti. In seguito, con il consiglio del Veterinario di fiducia, sarà possibile variare l’alimentazione purchè il nuovo alimento sia introdotto gradualmente. Consiglio vivamente di acquistare prodotti di buona qualità, rivolti alle diverse fasi di età dell’animale (baby – crescita – adulto – senior).
Un errore spesso frequente è la somministrazione di latte; poiché la composizione del latte felino è differente da quella del latte bovino, quest’ultimo comporta negli animali non abituati a tale alimento, l’insorgenza di gravi gastroenteriti, che rendono l’animale inappetente disturbando il normale processo di accrescimento. E’ necessario mettere a disposizione una ciotola per il cibo ed una per l’acqua, fresca e da cambiare quotidianamente.

Per le esigenze fisiologiche è sufficienze posizionare la cassettina della lettiera in un luogo prestabilito, mettendovi davanti il gattino che memorizzerà il luogo dove recarsi per espletare le proprie necessità. A tre settimane di vita i gattini hanno già acquisito questo comportamento, pertanto l’introduzione nel nuovo ambiente richiede semplicemente di apprendere dove la cassettina è stata posizionata.

Ogni angolo della casa rappresenterà per il gatto un nuovo territorio da esplorare, purtroppo non privo di pericoli: fili elettrici, cavi, oggetti taglienti e piante velenose rappresentano vere e proprie insidie per la salute del gatto.

Per abituare l’animale a rispondere al proprio nome (suggerisco di scegliere un nome corto, facile da pronunciare) sarà sufficiente chiamarlo più volte con il medesimo tono di voce, offrendogli eventualmente una gradita ricompensa. Affinché il gatto possa acquistare completa fiducia nei confronti dei suoi proprietari è fondamentale che sin da cucciolo abbia ripetuti contatti con gli esseri umani, soprattutto se la famiglia che lo adotterà possiede bambini.
E’ sufficiente accarezzare il gattino senza spaventarlo, avvicinandosi con calma e con qualche croccantino per cuccioli come premio.

L’igiene del gatto è una pratica molto semplice, dato che provvede direttamente lui stesso ad una accurata autopulizia. E’ comunque molto importante abituare il vostro Certosino alla spazzolatura, in modo tale da rimuovere il pelo morto e fornire il giusto volume al mantello.
Da vero felino, la crescita delle unghie porterà il nostro amico alla ricerca di divani, tappeti e poltrone per poter limare i propri artigli; pertanto sarà sufficiente acquistare un grattatolo, sia esso di cartone o stoffa. E’ possibile ricorrere al taglio delle unghie limitatamente alla punta, per intenderci, senza interessare la parte rosea, quella in cui decorre il vaso capillare.

Poiché anche i gatti sono amanti del “verde”, lasciate a loro disposizione dell’erba gatta; se dopo aver ingerito l’erba vi accorgete che il gatto ha vomitato, non preoccupatevi, è un fenomeno del tutto fisiologico. Come tutti i gatti, anche il Certosino, leccandosi, ingerisce pelo e può manifestare vomito o stipsi quando le masse di pelo raggiungono determinate dimensioni; è sufficiente somministrare con regolarità dei prodotti “rimuovipelo”, ossia prodotti in pasta da applicare sulla zampa dell’animale, che una volta ingeriti facilitano la dissoluzione del pelo presente nello stomaco, favorendone l’eliminazione attraverso l’intestino.

A questo punto il gattino è a tutti gli effetti un nuovo membro della famiglia e, con una buona dose di coccole e regolari controlli presso il vostro Veterinario di fiducia gli garantirete una vita serena ed in salute !

Dr Andrea P. Colombo
Medico Veterinario


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

EZIOLOGIA

I RETROVIRUS sono RNA virus a singola elica contenenti la trascriptasi inversa, enzima che consente la sintesi di DNA a partire da un modello di RNA. Nel gatto sono stati riconosciuti 5 retrovirus, i più importanti dei quali sono il virus della leucemia felina (FeLV), il virus del sarcoma felino (FSV) e il virus dell’immunodeficienza felina (FIV), i soli che si associano a manifestazioni cliniche significative.

PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELLA LEUCEMIA FELINA

Il virus della LEUCEMIA FELINA è molto labile e viene distrutto in pochi minuti dagli agenti atmosferici. Di conseguenza la via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, principalmente la saliva, sebbene l’infezione possa trasmettersi, seppur raramente, attraverso le ferite da morso e le trasfusioni di sangue. Il contagio può facilmente avvenire tramite il latte materno. Dopo il contagio oronasale, il virus si replica inizialmente a livello delle tonsille e dei tessuti linfoidi locali, poi si distribuisce al sistema linfoide, al midollo osseo, all’epitelio della mucosa intestinale, respiratoria ed alle ghiandole salivare (fase viremica). Questo processo dura 2-4 settimane. Se il virus si localizza a livello di midollo osseo è possibile l’insorgenza di un’infezione latente.
A seguito della risposta all’esposizione al virus, i gatti possono essere inquadrati in una delle seguenti categorie:

1) con viremia persistente (progressione)
2) con viremia transitoria (regressione) – infezione latente
3) con viremia transitoria (regressione) – estinzione dell’infezione.

Esiste poi un quarto gruppo di gatti, composto da animali con abitudini sociali solitarie, che non vengono esposti ad un numero di particelle virali sufficiente a determinare l’infezione; questi soggetti sono non infetti e non immuni e, quindi risultano sensibili all’infezione da FeLV.

Circa il 33% dei gatti esposti al virus sviluppa una viremia persistente e manifesta i segni clinici delle patologie correlate all’infezione che determineranno la morte della maggior parte di questi soggetti entro 3-5 anni dal momento della diagnosi iniziale a causa delle malattie indotte dal virus.
Il restante 66% resiste allo sviluppo della fase viremica persistente, probabilmente per la rapida ed efficace risposta immunitaria umorale che consente di neutralizzare il virus. Nei gatti transitoriamente infetti generalmente l’infezione si risolve in 4-6 settimane dopo l’inoculazione (estinzione dell’infezione).
Il 33% circa dei gatti con viremia transitoria non è in grado di eliminare tutte le cellule infette entro le 4-6 settimane e sviluppa un’infezione latente. In questo caso il virus rimane “nascosto” a livello midollare e può essere “riespresso” (sviluppo di una nuova fase viremica) in seguito a determinati stimoli o trattamenti corticosteroidi. Nei gatti con infezione latente l’infezione si estingue generalmente nell’arco di 3 anni. I soggetti con viremia transitoria non sviluppano le patologie FeLV-correlate.

PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELL’IMMUNODEFICIENZA FELINA

La patogenesi dell’infezine da FIV differisce da quella precedentemente descritta per il FeLV in quanto l’infezione sembra persistere per tutta la vita del paziente. Per questo aspetto il FIV può essere paragonato al virus dell’immunodeficienza dell’uomo (HIV). La trasmissione avviene principalmente attraverso le ferite da morso ed è quindi più frequente tra i gatti maschi che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire da casa; il virus non è caratterizzato da un’elevata contagiosità, quindi la presenza di più gatti nello stesso ambiente domestico non aumenta la probabilità di contagio a condizione che non lottino tra loro.
Dopo 4-5 settimane dall’inoculazione sperimentale si osserva la comparsa di febbre e di una neutropenia persistente per 1-9 settimane. Si rileva inoltre una linfoadenopatia generalizzata che persiste per 2-9 mesi. Questo virus non è un classico “produttore” o “eliminatore” di particelle virali in quanto solitamente provoca la morte della cellula infetta; di conseguenza l’antigene virale circolante, in quantità limitata, non può essere individuato mediante i comuni metodi diagnostici. In molti casi l’infezione da FIV è asintomatica e non si sviluppano forme patologiche FIV correlate letali.

DIAGNOSI DELLA FeLV E DELLA FIV

Per diagnosticare le infezioni da FeLV esistono fondamentalmente 2 tipi di test: quelli che rilevano la viremia cellulo-associata (immunofluorescenza) e quelli che rilevano la viremia siero-associata (Elisa). Quest’ultimo esame può essere eseguito su campioni di liquido lacrimale e saliva. L’esecuzione dell’immunofluorescenza (IFA) è limitata ai centri di ricerca e ad alcuni laboratori, mentre l’Elisa è comunemente effettuata nella maggior parte dei laboratori e a livello ambulatoriale. Il metodo Elisa è circa 100 volte più sensibile dell’IFA e solo raramente dà origine a falsi negativi; inoltre consente una maggiore precocità della diagnosi. Tuttavia fino al 30% dei gatti risultati positivi all’Elisa può non essere viremico, ma presentare un’infezione locale a livello delle ghiandole mammarie o salivari o dei relativi linfonodi regionali. In questi casi è consigliabile eseguire l’Elisa su campioni di liquido lacrimale o di saliva o, meglio ancora, sottoporre il soggetto ad un controllo dopo 6-8 settimane con l’Elisa o con l’IFA. Dopo 4-6 settimane, nei gatti con viremia transitoria, si assiste al fenomeno della sieroconversione, cioè i soggetti divengono FeLV-negativi; di conseguenza, in ogni gatto FeLV-positivo, l’esame andrebbe ripetuto dopo 6-8 settimane. In altre parole, nessun gatto dovrebbe essere soppresso sulla base di una singola positività al test.

Il FIV non produce quantità di particelle virali sufficienti ad essere rilevate nel sangue o in altri fluidi mediante i test immunologici di routine. Per tale motivo, analogamente a quanto avviene nell’uomo per l’infezione da HIV, i test impiegati per diagnosticare l’infezione da FIV sono basati sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus. La sieroconversione si realizza quindi 2-4 settimane dopo l’infezione. La maggior parte dei kit diagnostici in commercio utilizza il metodo Elisa ed è estremamente sensibile: i risultati falsi-negativi sono rari, mentre false positivià possono verificarsi in circa un terzo dei gatti risultati positivi con il metodo ELISA. Le manifestazioni cliniche della sindrome da immunodeficienza acquisita felina comprendono: stomatiti, ascessi, piotorace, enteriti ed infezione delle vie aeree superiori, infezioni da microrganismi opportunisti, quali toxoplasmosi, emobartonellosi, criptococcosi; altre infezioni virali quali la peritonite infettiva felina.

TRATTAMENTO DEL PAZIENTE AFFETTO DA INFEZIONI DA RETROVIRUS

Di fronte ad un paziente con sospetta infezione retrovirale il clinico deve tenere presenti due punti: primo – se il gatto risulta FeLV-positivo con il metodo Elisa è essenziale accertarsi della presenza di una viremia persistente (cioè escludere la transitorietà della viremia) con la ripetizione del test dopo 6-8 settimane mediante metodo Elisa o IFA o eseguendo il test Elisa su campioni di liquido lacrimale o saliva. In questo periodo il gatto viene mantenuto in isolamento (non a contatto con altri gatti). Secondo – il risultato positivo del test anticorpale per il FIV deve essere confermato mediante Western blat, la positività del quale dimostra la persistenza dell’infezione.
Al momento attuale non esiste una terapia in grado di eradicare efficacemente l’infezione. Studi sperimentali hanno consentito di ottenere la temporanea scomparsa del virus, ma l’infezione si ripresenta in seguito alla sospensione del trattamento.

RACCOMANDAZIONI PER IL PROPRIETARIO

Il veterinario deve adoperarsi per mettere al corrente il proprietario sulla possibile evoluzione della patologia. Il cliente, per esempio, deve sapere che l’infezione può decorrere asintomatica e che, nel caso si sviluppino patologie correlate all’infezione da retrovirus, queste possono essere adeguatamente trattate. Il cliente deve essere cosciente del fatto che il proprio gatto costituisce un pericolo per altri soggetti, soprattutto se infetto da FeLV, ed andrebbe quindi isolato. Se il gatto FeLV –positivo asintomatico vive da solo in casa, il proprietario dovrà istituire alcune misure preventive, senza per questo modificare il rapporto intrattenuto con l’animale. Se il gatto vive in casa, ma ha possibilità di uscire all’esterno, è consigliabile isolarlo in casa fino all’avvenuta conferma dello stato viremico dell’infezione da FeLV. Se il gatto vive in appartamento con altri gatti è preferibile isolarlo o, se ciò non è possibile, trasferirlo in un’altra casa. In altre parole, non esistono motivazioni di ordine medico o etico che giustifichino l’eutanasia di un soggetto FeLV o FIV positivo asintomatico, in quanto una certa percentuale di questi gatti può condurre una vita normale e morire in seguito ad eventi non correlati all’infezione retrovirale.

PROFILASSI

L’immunizzazione dei soggetti FeLV e FIV positivi è indicata in quanto essi rappresentano i principali candidati alle infezioni secondarie e opportunistiche. I gatti andrebbero isolati in modo da non avere contatti con altri soggetti. Il proprietario deve segnalare al veterinario qualsiasi segno clinico eventualmente insorto, in modo da trattare precocemente disturbi potenzialmente gravi. Inoltre deve essere in grado di esaminare le gengive (per evidenziare ittero o pallore delle mucose), di palpare i linfonodi e di controllare i caratteri della minzione e della defecazione del soggetto.

TERAPIA DI DISTURBI SPECIFICI

La presenza di un’infezione retrovirale non modifica il protocollo terapeutico di una qualsiasi condizione patologia neoplastica o non neoplastica. In aggiunta è consigliabile istituire un trattamento di sostegno adeguato. I soggetti affetti da linfomi o leucemie vengono sottoposti a chemioterapia e radioterapia. In presenza di un processo infettivo è necessario prelevare un campione da sottoporre ad esame colturale batteriologico e micologico e ad antibiogramma; in questi soggetti si riscontrano infatti con una certa frequenza forme batteriche e micotiche non comuni. Il ritardo nell’istituzione di una terapia antibiotica appropriata può causare un aumento significativo della morbilità e della mortalità.

PROFILASSI DELLE INFEZIONI DA RETROVIRUS

Per la trasmissione dell’infezione da FeLV e da FIV è necessario uno stretto contatto con un soggetto infetto in fase di eliminazione attiva del virus. Nel caso di FeLV è sufficiente un contatto casuale (per esempio toelettatura), mentre per FIV è necessaria la presenza di una ferita penetrante. Di conseguenza è molto improbabile infettarsi in seguito alla permanenza in un appartamento o in un ambulatorio veterinario.
Il controllo delle abitudini del gatto rappresenta l’unica forma di profilassi nei confronti dell’infezione da FIV, in quanto non è attualmente disponibile alcun vaccino. Un gatto che vive in casa e non ha la possibilità di uscire all’esterno non sarà mai soggetto all’infezione da FIV (o da FeLV). Al contrario, sono disponibili vaccini per il FeLV; il veterinario e il proprietario spesso si domandano se vaccinare o meno il gatto per il FeLV. E’ piuttosto facile individuare i soggetti a rischio per l’infezione (animali che coabitano con soggetti FeLV-positivi, gatti che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire); questi soggetti andrebbero vaccinati in quanto il proprietario preferisce conferire al proprio animale una forma di protezione.

In generale si ritiene che:

- non è necessario vaccinare un gatto FeLV-negativo che vive in casa da solo, indipendentemente dal fatto che sia FeLV-positivo o negativo
- non è necessario vaccinare un gatto FeLV-negativo che vive in casa con altri gatti FeLV negativi
- è consigliabile vaccinare un gatto FeLV negativo che vive con uno o più soggetti FeLV positivi
- è consigliabile vaccinare i gatti che vivono all’esterno o che vivono in casa ma hanno la possibilità di uscire.


Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

Gli uroliti vescicali e uretrali possono essere spesso palpati per via transaddominale o attraverso il retto; tuttavia,una vescica infiammata, che presenti una parete ispessita, può anche mascherare la presenza di calcoli piccoli. Spesso, per confermare la presenza di uroliti, si rende necessario ricorrere all’ecografia e alle radiografie in bianco e/o con mezzi di contrasto. I calcoli formati da ossalato di calcio o da struvite sono i più radiopachi, mentre quelli costituiti da urati sono relativamente radiotrasparenti e possono richiedere l’impiego di un mezzo di contrasto per giungere alla diagnosi. Gli uroliti di silicati e quelli di cistina presentano una radiopacità intermedia.
I risultati che si ottengono dall’analisi delle urine di gatti affetti da calcolosi spesso indicano la presenza di un processo infiammatorio a carico delle vie urinarie (ematuria, piuria, aumento del numero di cellule epiteliali esfoliate e proteinuria). Il valore di pH dell’urina varia in rapporto al tipo di calcolo e alla presenza o assenza di una concomitante infezione batterica. In generale, i calcoli di struvite si associano ad urine alcaline (specialmente se sono presenti batteri ureasi positivi), quelli di cistina ad urine acide, quelli di urati e di silicati sono contraddistinti da urine a pH tra il neutro e l’acido mentre i calcoli di ossalati conferiscono al liquido un valore di pH variabile. Talvolta può capitare di osservare cristalluria. Sebbene la presenza di cristalli nelle urine possa verificarsi indipendentemente da quella di calcoli e che a loro volta gli uroliti possano essere presenti senza provocare cristalluria, quando essi sono concomitanti la natura dei cristalli urinari è di regola identica a quella del calcolo.
In tutti i casi di urolitiasi è opportuno eseguire un esame batteriologico dell’urina con antibiogramma per giungere ad individuare e a curare in modo corretto qualunque concomitante fenomeno di infezione delle vie urinarie. Qualora si proceda ad una cistotomia, si sottopongono ad esame batteriologico un pezzo di mucosa vescicale e un frammento del calcolo, dal momento che l’urina potrebbe risultare sterile per un precedente trattamento antibiotico ricevuto dall’animale.
Insieme ai risultati delle analisi dell’urina e a quelli forniti dall’esame radiologico, la raccolta dei sintomi denunciati dal paziente può costituire spesso un valido ausilio per determinare la natura degli uroliti; in ogni caso, se si procede alla rimozione chirurgica del calcolo o se questo viene espulso, è opportuno eseguire un’analisi quantitativa dell’urolita.
L’individuazione della sua composizione consentirà infatti di adottare specifiche misure per giungere al dissolvimento dei calcoli ancora in situ e per prevenire la futura riformazione. La valutazione qualitativa dei calcoli, ottenibile anche con metodi rapidi presenti in commercio sotto forma di test, non è consigliabile: poiché queste prove analitiche non sono in grado di individuare i sali acidi di silicio, spesso non riconoscono i calcoli che contengono calcio e forniscono risposte falsamente positive per acido urico in oltre la metà dei casi in cui, in realtà, il calcolo contiene cistina.


Autore: Gatto Certosino - in: Recensioni

Quando si parla del Gatto Certosino storia e leggenda si intrecciano e si confondono facendo intravedere lontani scenari dove cavalieri dalle lucenti armature erano impegnati non solo nella difesa del Santo Sepolcro o nella salvaguardia del Sacro Graal, ma forse anche in quella di questo splendido animale al quale la rustica ed essenziale bellezza ed il temperamento di grande dignità e riservatezza conferiscono un fascino misterioso, quasi magico. Un gatto, dunque, molto antico, che da quei lontani scenari approderà definitivamente in Francia, dove acquisterà nazionalità e fama diventandone un simbolo famoso quanto la Marianne o la Tour Eiffel.
In Italia il Certosino è stato introdotto da un valente pittore bolognese di fama internazionale, che, stranamente, sia per il carattere che per l’atmosfera rarefatta e misteriosamente sospesa che riesce a far trasparire dai suoi quadri, sembra essere l’incarnazione di uno di quegli antichi cavalieri. Nelle sue raffinatissime pennellate dominano le infinite varietà dei grigi e dell’azzurro del manto dei Certosini, mentre dell’incredibile giallo dorato dei loro occhi sono le facciate delle case che sembrano nascondere misteri che potranno essere risolti solo in un’altra dimensione. Il suo nome è Giorgio Tonelli.
Negli anni ’80 con due splendidi esemplari francesi, Cervin de Labelrousse e Corat de Labelrousse, dà vita al primo allevamento italiano per il quale sceglierà un nome magico come la sua anima d’artista, come i suoi quadri, come i Gatti Certosini: “dei Rosa-Croce”!
Ben presto Giorgio Tonelli vede i suoi “Rosa-Croce” applauditi vincitori alle varie Esposizioni Feline, facendo così scattare l’interesse del pubblico verso questa razza fino ad allora pressoché sconosciuta in Italia. In breve tempo parecchie persone imparano da e con Giorgio Tonelli ad amare, ad apprezzare e ad allevare i certosini, così, dopo l’Expo Internazionale di Bologna del 1994, lo appoggiano entusiasticamente nella creazione e fondazione del “Club del Gatto Certosino Italia” che il 21 Dicembre 1994 viene riconosciuto dall’ANFI come unico Club di questa razza al suo interno. Nel 1996 arriva anche il riconoscimento ufficiale della FIFe che lo allinea così a quelli già esistenti in altri Paesi, primo fra tutti il “Club du Chat des Chartreux” fondato a Parigi nel 1984 da Jean Simonnet.
Il “Club del Gatto Certosino Italia” si propone, come da statuto, di operare per la promozione, la tutela, la conoscenza e la diffusione del Gatto Certosino, nonché di incoraggiarne l’allevamento ed il miglioramento di razza, di promuovere in tale senso studi e scambi di esperienza con altri Club di razza, ponendosi come punto di riferimento per allevatori e proprietari, di attuare, infine, una mappatura completa dei Gatti Certosini presenti in Italia e di prestare ai soci la massima collaborazione per ciò che concerne lo screening ed il controllo costante delle malattie virali.
L’attuale gruppo dirigente del Club prosegue il suo lavoro nell’ottica del suo fondatore Giorgio Tonelli operando per una sempre maggiore valorizzazione e selezione di questa razza stupenda attraverso un mirato e corretto allevamento. Sono sempre maggiori i successi dei Certosini italiani alle Esposizioni Nazionali ed Internazionali, che li hanno visti molte volte vincitori ai vari Best, il Club invita quindi tutti coloro che ne possiedono uno ad entrare a farne parte per garantire continuità di sviluppo a questo magico felino che Giorgio Tonelli ha giustamente definito: “Così bello da doversi imporre senza alcun fronzolo o contorno perché la sua bellezza è fatta di estrema, francescana semplicità e da diecimila piccoli particolari che insieme formano un quadro perfetto”.

Annamaria Dogliotti-Canevari


Autore: Gatto Certosino - in: Recensioni

È ormai accertato che il gatto è oggi l’animale domestico più diffuso nelle nostre case. Solo in Europa se ne contano più di 40 milioni di esemplari e tra questi l’8% è costituito da gatti di razza, molti dei quali vengono iscritti alle Federazioni Feline dei Paesi di appartenenza dei relativi proprietari ed hanno così modo di partecipare alle varie competizioni feline.
La prima Esposizione Felina si svolse a Londra nel lontano 1871 con una presenza di oltre 300 gatti, per la maggior parte persiani e siamesi. Il successo fu notevole ed i primi catofili furono così stimolati ad organizzare altre mostre ed a riunirsi in associazioni, ma la Prima Guerra Mondiale bloccò, logicamente, per alcuni anni ogni attività in tal senso.
È nei primi anni ’30 che in Italia, a Torino, un giovane e valente medico veterinario, Ermando Bruno, coagula intorno a sé un gruppo di appassionati catofili e con loro dà vita alle prime attività espositive. Nel 1937 fonda la Federazione Felina Italiana (FFI) che promuove le prime rassegne feline nazionali a Torino, Milano e Firenze. Queste mostre erano, allora, espressione dell’interesse di una ristretta cerchia sociale che però si andava pian piano allargando; purtroppo i tragici eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale smorzarono gli entusiasmi ed interruppero ogni attività.
Il dottor Bruno, tuttavia, con un piccolo gruppo di amici, non perse le speranze e, a guerra appena ultimata, nel 1946, costituì LEGALMENTE la Federazione Felina Italiana (FFI).
L’immediato decollo fu segnato da una grande mostra allestita, nel 1946, nella splendida cornice dei giardini del Castello Sforzesco di Milano e, nello stesso anno, venne organizzata nel Castello del Valentino la prima “Esposizione Internazionale Felina di Torino” che dava l’avvio al Campionato Italiano. Da quel momento il dottor Bruno, con la sua FFI ormai lanciata in Italia, cominciò a guardare all’Europa. Nel 1949, con una delegazione della FFI, giunse a Parigi dove, unitamente ai delegati della Federazione Felina Francese che si era costituita proprio quell’anno ed a quelli della Federazione Felina Elvetica, fondò il primo Organismo Internazionale finalizzato alla conoscenza, alla diffusione ed al controllo dello sviluppo delle razze feline e delle relative varietà: la Federation Inetrnationale Feline (FIFe).
Ad Italia, Francia e Svizzera si unirono, inizialmente, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Germania, Svezia, Norvegia e Danimarca. Attualmente fanno parte della FIFe tutte le nazioni europee alle quali si sono aggiunte Argentina, Australia, Brasile, Malesia, Messico e Singapore.
Con il trascorrere degli anni sorgono qua e là per l’Italia altre associazioni feline quali ad esempio la FIAF e l’AFI, ma soltanto la FFI ottiene, nel 1997, dopo 51 anni di attività a favore ed in difesa dei nostri amici gatti, il riconoscimento ufficiale dello Stato Italiano diventando ASSOCIAZIONE NAZIONALE FELINA ITALIANA (ANFI).
Da quel lontano giorno del 1871 in cui a Londra veniva allestita la prima mostra felina sono sorte nel mondo altre associazioni per le tutela del gatto, come l’Association Feline Canadienne in Canada, la World Cat Federation (W.C.F.) e le due associazioni statunitensi, l’International Cat Association (TICA) e la Cat Fancy Association, fondata nel 1906 ed oggi ritenuta una delle più grandi al mondo.
Tutte le Associazioni oltre ad avere come primo obiettivo la tutela delle varie razze feline, hanno come compito la gestione dei libri genealogici, l’adozione di standard unici, la formazione dei giudici e degli assessori (o steward), la predisposizione dei regolamenti relativi alle esposizioni e l’organizzazione delle stesse.

PAESI CON FEDERAZIONI ASSOCIATE ALLA FIFe

Argentina
Australia
Austria
Bielorussia
Brasile
Croazia
Estonia
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Gran Bretagna
Islanda
Italia
Lettonia
Liechtenstein
Lituania
Lussemburgo
Malesia
Messico
Norvegia
Olanda
Polonia
Portogallo
Repubblica Ceca
Russia
Slovacchia
Svezia
Singapore
Slovenia
Spagna
Svizzera
Ungheria

Annamaria Dogliotti-Canevari


Autore: Gatto Certosino - in: Recensioni

Le Esposizioni Feline sono nate per far conoscere al vasto pubblico le varie razze e, andando via via articolandosi nel tempo, oggi, a 130 anni dalla prima mostra allestita a Londra, l’obiettivo primario è stato certamente raggiunto, mentre i tipi di valutazione dei soggetti esposti sono attualmente due: quello tradizionale al quale si attengono le Associazioni aderenti alla FIFe e, praticamente, tutte le cosiddette “libere” e quello all’americana tipico del C.F.A. e della T.I.C.A..
Le principali differenze tra questi due tipi di valutazione consistono nel fatto che, nelle mostre con valutazione tradizionale, i concorrenti sono sottoposti all’esame di un solo giudice che, nella massima riservatezza, stilerà su di un “foglio di rapporto” il giudizio e la qualifica ottenuti dal soggetto.
Con la valutazione all’americana invece, il concorrente si trova all’interno di un’Expo dove viene allestito un certo numero (da 4 a 8) di mostre distinte, svolte contemporaneamente e tenute nei vari “Rings” di giudizio nella sala dove si svolge l’Expo stessa. Ogni gatto può concorrere per ciascuna di queste mostre presieduta da un giudice diverso che commenterà a voce alta, in pubblico, il proprio giudizio secondo lo standard di razza dell’esaminato e gli assegnerà un punteggio che verrà annotato, insieme a quello ottenuto negli altri “Rings”, su di uno speciale “carnet di valutazione” che sarà successivamente spedito negli Stati Uniti dove l’Associazione se ne servirà per stilare il totale dei punti ottenuti dal gatto, durante l’anno, nelle varie mostre. I 20 migliori gatti di ogni categoria fra tutte le razze di tutti i Paesi saranno premiati nel corso di una grande manifestazione annuale.
Anche nelle mostre a valutazione tradizionale il punteggio ed il titolo acquisito vengono valutati in base allo standard di razza, ma il gatto viene presentato ad un solo giudice e gli elementi di valutazione vengono scritti e consegnati a fine gara all’allevatore che li trasmetterà poi alla propria Associazione onde renderli ufficiali.
Va da sé che le Esposizioni a valutazione tradizionale sono assai meno stressanti, sia per il gatto che per il padrone, di quelle all’americana, anche se ultimamente tali competizioni sembrano aver trovato parecchi sostenitori.
In entrambe i tipi di mostre sono ammessi tutti i gatti in possesso di pedigree, mentre da qualche anno, per quelli che ne sono sprovvisti, alcune mostre allestiscono una speciale Sezione per “Gatti di Casa” che, essendo al di fuori di ogni standard, avranno una valutazione basata principalmente dall’impatto estetico ed emotivo che susciteranno nell’animo del giudice.

Annamaria Dogliotti-Canevari


Autore: Gatto Certosino - in: Recensioni

? Il nome del Gatto Certosino compare per la prima volta nel “Dizionario Universale del Commercio di Storia Naturale e delle Arti e Mestieri” di Savarry de Bruslon edito nel 1723.

? La scrittrice Colette possedeva molti Certosini e della sua prediletta di noma Saha, troviamo una splendida descrizione nel suo libro “La gatta”.

? All’Esposizione del Cat Club di Parigi del 1933 per la prima volta un Certosino si aggiudica il titolo di Campione Internazionale. È una femmina: Mignonne de Guerveur, di proprietà delle sorelle Christine e Susanne Leger alle quali va il merito di avere salvato la razza con una sapiente selezione iniziata nel 1920.

? Il generale De Gaulle affermava di vedere negli occhi del suo Certosino preferito, Ringo de Balmaton, soprannominato Gris – Gris, uno sguardo shakespeariano.

? Nel 1999 le Poste Francesi hanno dedicato un francobollo, del valore di Franchi 2,70, al Gatto Certosino. Vi è raffigurata una mamma col suo cucciolo.

Annamaria Dogliotti-Canevari

2009 set 28
Autore: Gatto Certosino - in: Redazionale Veterinario

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o Consulenze specifiche sull’allevamento e la cura del gatto certosino
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